Giugno 2004

     

 

Il patentino per il ciclomotore: una vicenda esemplare

di Antonio Gasperi

Verso l'inizio di questo anno scolastico il ministro dell'istruzione, in attuazione di un decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti[1], ha emanato una circolare[2] che ha imposto agli istituti superiori d'Italia l’organizzazione dei corsi per rilasciare agli studenti quattordicenni che ne facessero richiesta il cosiddetto patentino per il ciclomotore. L'iniziativa è stata pubblicizzata come un segno dell'attenzione della scuola al mondo dei giovani. Se sia proprio così lasciamo giudicare ai lettori, a me interessa mettere in luce come si tratti di un'iniziativa che anticipa in modo esemplare il modello di scuola superiore che verrà disegnata dai decreti di attuazione della L. 53/03.


Prima di affrontare la questione, mi preme sottolinearne un aspetto assolutamente vitale: sono molte purtroppo le famiglie italiane toccate dal lutto degli incidenti stradali[3], in cui sono rimasti vittime soprattutto giovani e spesso proprio alla guida di uno scooter. La sicurezza sulle strade è ormai da diversi anni un'emergenza nazionale e tutti, compresa la scuola, debbono fare la propria parte per cercare di rimediare a questo grave fallimento della civile convivenza; dopo aver esposto come si è attuata questa iniziativa nelle scuole del Veneto orientale, lascerò al giudizio dei lettori la risposta ad un'altra questione ben più esiziale della prima: saranno più sicure le strade ora, più prudenti e coscienti i giovani motociclisti, più chiaro il concetto che la guida non è un modo per sfogare le proprie frustrazioni o esibire i propri virtuosismi, oppure si è perduta un'altra occasione per fare una corretta ed efficace "educazione alla convivenza civile e corresponsabilità"[4]?


Dunque, agli Istituti secondari di secondo grado italiani è stato affidato il compito di organizzare i corsi di cui sopra con pacchetti orari di 20 ore di cui 8 da svolgersi a cura della scuola stessa e 12 delle autoscuole. Le risorse economiche dovrebbero provenire da un fondo creato con le contravvenzioni elevate dalle Polizie Municipali dei Comuni del bacino di utenza, previa convenzione delle autoscuole coinvolte nel progetto con la Provincia. In alcune scuole si è provveduto a far pagare una tassa di iscrizione ai corsisti che ha in parte finanziato il minicorso delle autoscuole, per le quali è stato fissato un compenso forfetario di Euro 20 all'ora. La quota rimanente o l'intero onere nelle scuole che hanno optato per la gratuità del corso, è stato finanziato dal Fondo d'Istituto a titolo di anticipo dei fondi che saranno resi disponibili dai Comuni col meccanismo sopra indicato. Per quanto riguarda le otto ore a carico delle scuole, non essendoci ulteriori risorse per pagare attività extra-curricolari, in molti istituti si è pensato di inserirle nell'orario curricolare di alcune discipline (diritto, italiano, scienze) i cui docenti hanno compilato un apposito registro.


Nella mia scuola sono state destinate 20 ore del Fondo d'Istituto per i docenti che si sono fatti carico dell'organizzazione del corso: contatto delle autoscuole disponibili ad una prestazione pagata circa il 50% in meno di quelle ordinarie, preparazione dei registri per la certificazione delle "materie", organizzazione dei corsi tenuti presso le aule dell'Istituto, fissazione delle date per l'esame finale avanti alla commissione prevista dalla legge.


Siamo giunti alla fine dell'anno scolastico ed anche i corsi appena descritti volgono al termine: proviamo a porci alcune domande sull'efficacia degli stessi e più in generale sulla loro ripercussione rispetto all'organizzazione e alle risorse scolastiche.

 

Riguardo all'efficacia: dubito che qualcuno abbia il coraggio di sostenere che la semplice conoscenza del codice della strada crei automaticamente giovani motociclisti rispettosi delle regole; forse le discipline "coinvolte" nel progetto avrebbero qualcosa di più da dire a riguardo se si provasse a focalizzare alcuni temi in prospettiva educativa (il rispetto dell'altro e dell'ambiente, l'importanza della prevenzione, la condivisione delle regole ecc.), invece che considerarle un'appendice fastidiosa del corso di "guida". Il ruolo delle discipline tradizionali dipende però soprattutto da chi le insegna, perciò mi auguro che dal prossimo anno ci sia il tempo di programmare qualcosa di più convincente.

Riguardo all'organizzazione: le 12 ore spettanti alle autoscuole si configurano di fatto come un'attività opzionale svolta da privati all'interno della struttura pubblica a richiesta delle famiglie, anticipando quindi la situazione che si creerà con il decreto attuativo del curricolo a 27 ore più 6 opzionali. Risulta inoltre evidente il ruolo di sudditanza della scuola pubblica nei confronti di questi "esperti esterni", sia per il ruolo marginale di semplici certificatori assunto dai docenti titolari, sia perché ricade sulla scuola stessa l'onere di organizzare un corso le cui finalità si possono considerare di tipo educativo, come abbiamo visto, solo in un senso molto lato. L'aspetto che risulta più inquietante della vicenda è però quello finanziario: l'organizzazione del corso grava inizialmente su Bilanci delle scuole già ridotti al lumicino[5], e nel migliore dei casi l'esborso verrà restituito dopo diversi anni e solo in parte. A prescindere dalla validità dei corsi di guida delle autoscuole, questo significa di fatto un ulteriore trasferimento di risorse destinate alla scuola pubblica verso attività private. Mi pare di capire che per il ministro una riforma di questo tipo sia come cogliere i classici due piccioni con una fava: cambiare la scuola pubblica senza spendere una lira in più e destinare risorse finanziarie pubbliche allo sviluppo delle agenzie di formazione private.


Antonio Gasperi



[1] Decreto MIT 30/6/03, pubblicato nella G.U. 8.7.2003 n. 156, che stabilisce l'obbligatorietà per chi, minorenne, voglia mettersi alla guida di un ciclomotore, del possesso del certificato di idoneità alla guida dalla data del 1 luglio 2004;

[2] Circ. MIUR 62/03; per la precisione l'obbligo a carico del sistema scolastico nazionale di istituire questi corsi è stato sancito con D. lvo 9/02 e recepito nell'art. 230 del Codice della Strada;

[3] Nell'ambito della ormai notevole bibliografia sull'argomento, mi permetto di segnalare il volume di Francesco Fontana, "Orfano di mio figlio", che contiene una ipotesi di programmazione didattica sull'educazione stradale. Il libro è direttamente richiedibile all'autore (francofonte@inwind.it);

[4] E' l'espressione che troviamo nel Profilo Educativo Culturale e Professionale per la secondaria riformata;

[5] Ricordo che semplici rimborsi spese sui viaggi di istruzione attendono anche un anno per essere liquidati.
 

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