 
Il patentino per il
ciclomotore: una vicenda esemplare
di Antonio Gasperi
Verso
l'inizio di questo anno scolastico il ministro dell'istruzione, in
attuazione di un decreto del Ministro delle
Infrastrutture e dei Trasporti[1],
ha emanato una circolare[2] che ha
imposto agli istituti superiori d'Italia l’organizzazione dei corsi
per rilasciare agli studenti quattordicenni che ne facessero
richiesta il cosiddetto patentino per il ciclomotore. L'iniziativa è
stata pubblicizzata come un segno dell'attenzione della scuola al
mondo dei giovani. Se sia proprio così lasciamo giudicare ai
lettori, a me interessa mettere in luce come si tratti di
un'iniziativa che anticipa in modo esemplare il modello di scuola
superiore che verrà disegnata dai decreti di attuazione della L.
53/03.
Prima di affrontare la questione, mi preme sottolinearne un aspetto
assolutamente vitale: sono molte purtroppo le
famiglie italiane toccate dal lutto degli incidenti stradali[3],
in cui sono rimasti vittime soprattutto giovani e spesso proprio
alla guida di uno scooter. La sicurezza sulle strade è ormai
da diversi anni un'emergenza nazionale e tutti, compresa la scuola,
debbono fare la propria parte per cercare di rimediare a questo
grave fallimento della civile convivenza; dopo aver esposto come si
è attuata questa iniziativa nelle scuole del Veneto orientale,
lascerò al giudizio dei lettori la risposta ad un'altra questione
ben più esiziale della prima: saranno più sicure le strade ora, più
prudenti e coscienti i giovani motociclisti, più chiaro il concetto
che la guida non è un modo per sfogare le proprie frustrazioni o
esibire i propri virtuosismi, oppure si è perduta un'altra occasione
per fare una corretta ed efficace "educazione alla
convivenza civile e corresponsabilità"[4]?
Dunque, agli Istituti secondari di secondo grado italiani è stato
affidato il compito di organizzare i corsi di cui sopra con
pacchetti orari di 20 ore di cui 8 da svolgersi a cura della scuola
stessa e 12 delle autoscuole. Le risorse economiche dovrebbero
provenire da un fondo creato con le contravvenzioni elevate dalle
Polizie Municipali dei Comuni del bacino di utenza, previa
convenzione delle autoscuole coinvolte nel progetto con la
Provincia. In alcune scuole si è provveduto a far pagare una tassa
di iscrizione ai corsisti che ha in parte finanziato il minicorso
delle autoscuole, per le quali è stato fissato un compenso
forfetario di Euro 20 all'ora. La quota rimanente o l'intero onere
nelle scuole che hanno optato per la gratuità del corso, è stato
finanziato dal Fondo d'Istituto a titolo di anticipo dei fondi che
saranno resi disponibili dai Comuni col meccanismo sopra indicato.
Per quanto riguarda le otto ore a carico delle scuole, non essendoci
ulteriori risorse per pagare attività extra-curricolari, in molti
istituti si è pensato di inserirle nell'orario curricolare di alcune
discipline (diritto, italiano, scienze) i cui docenti hanno
compilato un apposito registro.
Nella mia scuola sono state destinate 20 ore del Fondo d'Istituto
per i docenti che si sono fatti carico dell'organizzazione del
corso: contatto delle autoscuole disponibili ad una prestazione
pagata circa il 50% in meno di quelle ordinarie, preparazione dei
registri per la certificazione delle "materie", organizzazione dei
corsi tenuti presso le aule dell'Istituto, fissazione delle date per
l'esame finale avanti alla commissione prevista dalla legge.
Siamo giunti alla fine dell'anno scolastico ed anche i corsi appena
descritti volgono al termine: proviamo a porci alcune domande
sull'efficacia degli stessi e più in generale sulla loro
ripercussione rispetto all'organizzazione e alle risorse
scolastiche.
Riguardo all'efficacia: dubito che qualcuno abbia il
coraggio di sostenere che la semplice conoscenza del codice della
strada crei automaticamente giovani motociclisti rispettosi delle
regole; forse le discipline "coinvolte" nel progetto avrebbero
qualcosa di più da dire a riguardo se si provasse a focalizzare
alcuni temi in prospettiva educativa (il rispetto dell'altro e
dell'ambiente, l'importanza della prevenzione, la condivisione delle
regole ecc.), invece che considerarle un'appendice fastidiosa del
corso di "guida". Il ruolo delle discipline tradizionali dipende
però soprattutto da chi le insegna, perciò mi auguro che dal
prossimo anno ci sia il tempo di programmare qualcosa di più
convincente.
Riguardo all'organizzazione: le 12 ore spettanti alle autoscuole si
configurano di fatto come un'attività opzionale svolta da privati
all'interno della struttura pubblica a richiesta delle famiglie,
anticipando quindi la situazione che si creerà con il decreto
attuativo del curricolo a 27 ore più 6 opzionali. Risulta inoltre
evidente il ruolo di sudditanza della scuola pubblica nei confronti
di questi "esperti esterni", sia per il ruolo marginale di semplici
certificatori assunto dai docenti titolari, sia perché ricade sulla
scuola stessa l'onere di organizzare un corso le cui finalità si
possono considerare di tipo educativo, come abbiamo visto, solo in
un senso molto lato. L'aspetto che risulta più inquietante della
vicenda è però quello finanziario: l'organizzazione
del corso grava inizialmente su Bilanci delle scuole già ridotti al
lumicino[5], e nel migliore dei casi
l'esborso verrà restituito dopo diversi anni e solo in parte. A
prescindere dalla validità dei corsi di guida delle autoscuole,
questo significa di fatto un ulteriore trasferimento di risorse
destinate alla scuola pubblica verso attività private. Mi pare di
capire che per il ministro una riforma di questo tipo sia come
cogliere i classici due piccioni con una fava: cambiare la scuola
pubblica senza spendere una lira in più e destinare risorse
finanziarie pubbliche allo sviluppo delle agenzie di formazione
private.
Antonio Gasperi
[1] Decreto MIT 30/6/03,
pubblicato nella G.U. 8.7.2003 n. 156, che stabilisce l'obbligatorietà
per chi, minorenne, voglia mettersi alla guida di un ciclomotore, del
possesso del certificato di idoneità alla guida dalla data del 1 luglio
2004;
[2] Circ. MIUR 62/03; per la precisione
l'obbligo a carico del sistema scolastico nazionale di istituire questi
corsi è stato sancito con D. lvo 9/02 e recepito nell'art. 230 del
Codice della Strada;
[3] Nell'ambito della ormai notevole
bibliografia sull'argomento, mi permetto di segnalare il volume di
Francesco Fontana, "Orfano di mio figlio", che contiene una ipotesi di
programmazione didattica sull'educazione stradale. Il libro è
direttamente richiedibile all'autore (francofonte@inwind.it);
[4] E' l'espressione che troviamo nel
Profilo Educativo Culturale e Professionale per la secondaria riformata;
[5] Ricordo che semplici rimborsi spese
sui viaggi di istruzione attendono anche un anno per essere liquidati.
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