Giugno 2004

   

 

 

Congresso 2004- 2006


Trevi, 27-30 maggio 2004: Alessandro Ameli confermato, a larghissima maggioranza, Coordinatore Nazionale.

 

Durante il congresso sono state disegnate le nuove linee d’azione dell’Associazione e le strategie per il prossimo biennio. I 170 delegati provenienti da tutte le regioni italiane hanno messo al centro del dibattito la riforma scolastica, le problematiche legate alla carriera dei docenti, la riforma degli organi collegiali ed il prossimo biennio contrattuale.

 

Due i candidati che si sono confrontati, alla fine della fase preliminare di dibattito: il coordinatore uscente, Alessandro Ameli e Pier Luigi Brustia, della Gilda di Brescia. Candidature che hanno fatto riferimento a due documenti politici, la cui sintesi i lettori troveranno nelle prime due pagine di questo numero di Professione docente. Due proposte interessanti e costruttive che non pubblichiamo per motivi di spazio, ma che meritano una lettura integrale: i testi completi si trovano rispettivamente sul sito nazionale della Gilda (www.gildains.it) e sul sito della Gilda Lombardia (www.gildami.it) e mostrano essenzialmente la vivacità delle idee e la vitalità dello scambio al nostro interno. Ma soprattutto, come i lettori potranno verificare , le proposte in campo hanno dimostrato una cosa importante: non vi è contrasto in quei principi fondamentali che hanno sempre contraddistinto la Gilda nel panorama sindacale, né nelle analisi di fondo relative ai fenomeni di politica scolastica. In tutti restano ben ferme la memoria della nostra identità e la volontà di mantenere intatte quelle particolarità che ci hanno sempre distinto.


Il documento con cui Alessandro Ameli è stato riconfermato per la terza volta Coordinatore nazionale della Gilda affronta, in modo completo, in una serie di paragrafi, le tematiche della nostra identità, della politica professionale e della politica scolastica.

Identità e fine professionale
Sullo sfondo del documento, come principi di riferimento confermati e rinforzati, rimangono fermi i valori fondamentali che hanno sempre connotato la diversità della Gilda rispetto alle organizzazioni sindacali tradizionali, e che costituiscono gli obiettivi di largo respiro verso i quali la GILDA deve coinvolgere il maggior numero di docenti.


- Coniugare la natura di Associazione professionale dei docenti con il perseguimento dei fini di carattere sindacale;
- Ottenere l’area contrattuale separata quale strumento ineludibile di valorizzazione della professione;
- Costruire un’omogeneità di pensiero sul modo di intendere la professione mantenendo la caratteristica di indipendenza e trasversalità rispetto al mondo della politica.


Legato indissolubilmente con questi principi è il fine professionale che prescrive alla Gilda l’estraneità ad ogni lettura di taglio politico-ideologico sia di taglio corporativo sindacale e il perseguimento della lettura professionale.
Ciò non comporta la negazione della valenza delle rivendicazioni sindacali, ma di collocarle sempre in una logica di valorizzazione delle professione e dei valori alti del suo esercizio.
E’ vero infatti che le conquiste professionali hanno avuto positive cadute sul piano sindacale, ma non è vero il contrario.
La Gilda è forse oggi l’unica organizzazione che proprio dai due momenti che la animano deve trarre forza e capacità di proposta. Dobbiamo porci l’obiettivo di integrare sempre di più i due momenti in una sinergia che
ci rende sicuramente vincenti.

 

Area contrattuale separata
L’area contrattuale separata è un forte strumento contrattuale a disposizione degli insegnanti, ma significa prima di tutto il riconoscimento del valore etico-sociale della professione e la sua dimensione “atipica”, la sua specificità. E ciò facilita la salvaguardia di quella dimensione intellettuale della docenza, che permette alla Gilda di portare avanti la battaglia di civiltà sul “tempo della professione”, che è una battaglia moderna per la qualità contro la quantità.


Trasversalità
Non è stato facile in questo biennio coltivare il valore della indipendenza e trasversalità della GILDA. La radicalizzazione della lotta politica in Italia nell’ultimo biennio ha reso arduo mantenere una omogeneità di azione sindacale, soprattutto di fronte ad una sempre più frammentata risposta da parte della categoria.

 

Mentre “La Scuola è diventato oggetto di contesa tra i politici non è stato facile sostenere e difendere i valori della qualità del sistema scolastico, mantenendo indipendenza di giudizio, senza subire gli strali di chi vedeva la GILDA propendere per l’uno o per l’altro degli schieramenti politici, tuttavia, “pur non avendo sottoscritto gli ultimi due contratti: quello del secondo biennio economico nel 2001 e quello quadriennale del 2003, la presenza della GILDA al tavolo contrattuale ha consentito di ottenere alcuni risultati non irrilevanti:


1) di aver arrestato il flusso delle risorse economiche che venivano sottratte alla retribuzione dei docenti per confluire nel “fondo d’istituto” (secondo biennio economico del 2001);
2) di essere riusciti a far sì che tutte le risorse contrattuali - ancorché insufficienti - fossero convogliate su stipendio ed RPD (ultimo CCNL)
3) aver trasmesso agli altri sindacati e ai ministri quell’esigenza di raggiungere gli stipendi europei, che viene spesso sbandierata in maniera strumentale.


Stato Giuridico
Ogni ipotesi di riforma dello stato giuridico dei docenti deve avere come riferimento la libertà di insegnamento valore affermato dalla stessa Costituzione della Repubblica che appartiene esclusivamente ai singoli insegnanti che curano i programmi nell’ambito delle leggi dello Stato e dell’autonomia delle scuole. Codici deontologici e albi professionali potrebbero divenire strumenti di controllo politico sui docenti se non verrà istituito un organismo nazionale capace di rappresentare e tutelare l’autonomia della docenza. La proposta della GILDA di costituire un Consiglio superiore della docenza va sostenuta con iniziative di carattere pubblico, ricercando le necessarie alleanze con tutte le associazioni professionali e sindacali.

La riforma della scuola
La riforma Moratti, a regime, segnerà l’uscita da una transizione durata più di trent’anni con il succedersi di riforme e sperimentazioni e si entrerà in una fase nuova. La trasformazione della scuola questa volta non sarà limitata a operazioni di maquillage sulle discipline, sugli ordinamenti o sulle metodologie didattiche e di valutazione, come è accaduto in passato; la nuova riforma attaccherà le fondamenta del sistema e lo destrutturerà. Gli obiettivi non dichiarati, sono evidenti: riduzione del personale docente, (il 20% nei prossimi 6 anni) e progressivo disinvestimento dello Stato nell’istruzione. Questo piano di riduzione è accompagnato sistematicamente dalla retorica presuntuosa di voler perseguire un innalzamento del livello di qualità della scuola .

Carriera
La carriera docente laddove è stata introdotta ha generato sempre una competizione negativa e non ha prodotto i risultati sperati in termini di miglioramento della qualità del lavoro didattico, (si veda anche il primo documento ARAN della Commissione art. 22). La Gilda ha volutamente individuato nell’insegnamento il cuore della professione, fondamento su cui costruire qualunque ipotesi di carriera professionale. Altro punto fermo per la Gilda è nella necessità di negare forme di gerarchizzazione tra i docenti e di demandarne la valutazione ai dirigenti. L’ultimo documento siglato da Aran e sindacati ed elaborato dalla Commissione art. 22, pubblicato il 24 maggio, dopo cinque mesi di lavoro, si riduce ad essere una patetica enunciazione di principi generali sulla carriera dei docenti di nessuna utilità, che mette insieme tutto e il contrario di tutto.


Organi collegiali
Le competenze del Collegio dei docenti nel campo della didattica debbono essere salvaguardate e chiaramente espresse nella legge di riforma. L’articolazione in dipartimenti, commissioni e gruppi operativi deve essere decisa dal Collegio stesso secondo criteri didattici e non da organismi esterni. Il Collegio docenti deve essere presieduto da un docente eletto (facendo riferimento a quanto già previsto nelle Università con i presidi di facoltà elettivi). E’ possibile oggi impostare una campagna in favore del preside elettivo: L’autonomia delle scuole perché possa essere reale autodeterminazione deve raggiungere capacità di autogoverno e la figura del preside elettivo sarebbe coerente con questo percorso.

Non divergente nelle questioni fondamentali, come si diceva prima, il documento che ha appoggiato la candidatura di Pier Luigi Brustia.


Suddiviso in 6 Tesi, conferma in premessa le ragioni fondative della Gilda , e sostiene:


1) la necessità di dei principi di autogoverno, con il Consiglio superiore della Docenza (Tesi I);
2) l’attenzione verso politiche della docenza, con proposte sugli organi collegiale della scuola e sui ruoli professionali (Tesi II);
3) una politica professionale, che riconquisti gli spazi erosi da misure legislative recente e passate (Tesi III);
4) un orientamento di alta professionalità, che deve avere origine dalla Formazione iniziale, a livello universitario (Tesi IV);
5) proposte per una riorganizzazione interna (Tesi V);

6) valutazioni sull’incompatibilità dell’istituto delle RSU con l’area di contrattazione separata e con uno stato giuridico costituzionalmente protetto e la necessità di considerare le eventuali firme ai contratti sotto due aspetti: la possibilità di valorizzare risultati anche parziali riconducibili alla nostra piattaforma e le conseguenze che derivano dall’esclusione dell’Associazione da tutte le successive trattative nazionali e regionali.

In particolare, il secondo documento condivide con il primo le ragioni storico-fondative della Gilda e la necessità di letture professionali delle scelte che concernono la Scuola, nonché di mantenere contatti trasversali con le forze politiche, e ugualmente ribadisce la necessità di una concreta articolazione della proposta, già deliberata dalla Gilda, del Consiglio superiore della docenza. In più si sofferma su un’idea di percorso professionale per gli insegnanti che contempli accelerazioni di carriera, riconoscimento della funzione del Tutor dei docenti e accessi all’ Università.
Mentre indaga nei dettagli gli elementi che hanno deprivato la funzione docente degli aspetti di responsabilità (Portfolio, sostituzione della valutazione, in carico alla responsabilità docente, con la certificazione, in carico ad enti esterni, di responsabilità ecc…) indica diverse e precise proposte.


In ultimo, segnaliamo i suggerimenti relativi ai percorso iniziale della formazione dei docenti: laurea esclusivamente di tipo specialistico per l'insegnamento

Fin qui la sintesi, necessariamente approssimativa, dei due documenti congressuali. Ribadiamo l’evidenza che tra di essi non vi è contrasto nelle problematiche fondamentali. Azzardiamo una valutazione: forse sarebbero da leggere come complementari l’uno all’altro.


E’ un auspicio che ci sentiamo di avanzare a nome di molti.

 


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