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Numero 3 - Maggio 2018
Numero 3 Maggio 2018

L’ irresistibile ascesa delle ragazze

L’ascesa delle ragazze negli studi universitari non è di oggi: già da parecchi anni le donne sono più numerose, più rapide nel completare gli studi e ottengono voti migliori.


18 Aprile 2018 | di Fabrizio Tonello

L’ irresistibile ascesa delle ragazze Il pacco di 106 compiti di Scienza politica è finito, il faticoso esercizio di decifrazione delle calligrafie adolescenziali è completato, la lista dei voti da inserire nel sistema informatico dell’università è pronta. Ricontrollo l’elenco e noto una cosa che mi era sfuggita: i voti dal 27 al 30 e lode corrispondono tutti a nomi come Claudia, Paola, Alessandra, Valentina o Francesca. Non c’è un solo nome maschile: nessun Claudio, Paolo, Alessandro, Valentino, Francesco. 
In una classe della triennale composta approssimativamente di un numero uguale di ragazzi e ragazze, i maschi stanno - e di molto - nella parte bassa della classifica. Naturalmente, può essere un caso: gli aneddoti su un singolo corso di laurea, di un singolo ateneo, di un singolo anno valgono quello che valgono. Allora vado a vedere i dati sui laureati italiani di tutti i percorsi (gli ultimi disponibili sono quelli del 2015-16) e scopro immediatamente che i miei studenti di Padova non sono affatto anomali: al contrario sono piuttosto rappresentativi dell’universo degli studenti universitari.
In tutta Italia, i laureati con un voto finale tra 106 e 110 e lode erano, due anni fa, poco più di 67.000 (lauree triennali e a corso unico). Di questi, 44.014, cioè circa due terzi, erano donne e 23.368 erano maschi. Invece, i laureati con un voto inferiore a 90 (cioè quelli a cui sostanzialmente l’università dice: “Per carità, fuori di qui, non ne possiamo più!”) erano circa 34.000 e di questi 19.000 erano uomini, contro 15.000 donne. Una asimmetria nei risultati abbastanza impressionante.
Questi dati valgono per l’insieme delle macroaree in cui il Ministero classifica gli iscritti all’università: corsi di laurea in materie Scientifiche, Sanitarie, Sociali e Umanistiche. In queste ultime tre la maggioranza dei laureati sono donne, ma non nell’area scientifica, dove le donne rappresentano solo il 39%. Questo influenza anche la media dei voti di laurea, che notoriamente nei corsi di laurea scientifici sono meno generosi che in quelli umanistici. Il quadro generale, però rimane quello che stiamo descrivendo: l’università si femminilizza sempre più.
Se torno al mio pacco di compiti trovo che Valentina usa una calligrafia leggibile, cosa sempre più rara. La maggior parte delle ragazze scrive senza sbavature, con una punteggiatura ragionevole e risponde alle domande in modo conciso. Al contrario, molti ragazzi obbligano il lettore a un esercizio di interpretazione dei caratteri, più cuneiformi che latini: gli amici insegnanti mi dicono che dipende dalla rinuncia della scuola primaria a insegnare con costanza e con impegno l’uso del corsivo, un handicap che non si recupera più negli anni successivi.
Il problema più comune negli elaborati da correggere è il fatto che i concetti  studiati sul manuale vengono riproposti in modo arruffato, senza capo né coda, talvolta bizzarro e questo riguarda anche molte studentesse. Nel numero scorso avevo scritto della debolezza nelle competenze di base, italiano e matematica. Stavolta, a una domanda sulla composizione del Congresso, la candidata rispondeva -correttamente- che la Camera dei Rappresentanti ha 435 membri, per poi aggiungere “uno ogni 30.000 abitanti”. Una risposta che illustra perfettamente il problema: la ragazza ha studiato (effettivamente, alle origini, il rapporto fra deputati e abitanti era di circa 1 a 30.000) ma non ha capito: da qualche parte, in un angolo della sua testa, ci dovrebbe essere l’informazione che 435x30.000 fa 13.050.000 persone, un po’ poco per un paese di dimensioni continentali come gli Stati Uniti, che di abitanti ne hanno oltre 320 milioni.
Parlando della Gran Bretagna, un ragazzo scriveva che “Il monarca ha il diritto di veto, può quindi sciogliere le camere”, mescolando i poteri del presidente Trump (che ha il diritto di veto ma non può sciogliere il Congresso) con quelli della regina  Elisabetta (che non ha alcun diritto di veto ma può sciogliere la Camera dei Comuni, sorvoliamo sul fatto che la camera dei Lord non è elettiva).
Gli esempi si potrebbero moltiplicare, ma è più utile tornare ai dati. L’ascesa delle ragazze negli studi universitari non è di oggi: già da parecchi anni le donne sono più numerose, più rapide nel completare gli studi e ottengono voti migliori. Se guardiamo agli immatricolati del 2012 nelle lauree triennali e in quelle a ciclo unico troviamo un totale di 269.192 studenti, di cui 150.679 erano femmine, ovvero il 56% (a Padova, il 54%). L’interesse per l’università è quindi significativamente più alto già all’inizio degli studi. Se guardiamo ai laureati di quattro anni dopo, cioè quelli che dovrebbero aver completato il ciclo nei tempi previsti o con un lieve ritardo, scopriamo che i laureati sono 213.405, di cui 125.423 sono donne, cioè il 59% (a Padova sono il 57%). La distanza è aumentata.
Torniamo alla partenza, ai 269.192 immatricolati: da dove vengono? Per circa due terzi, più esattamente il 65%, vengono dai licei: gli istituti tecnici e professionali sono fortemente sottorappresentati nell’accesso all’università. E qui scopriamo che le origini delle migliori performance universitarie delle ragazze sono lontane nel tempo: nell’anno scolastico 2015-16 i licei italiani ospitavano meno di mezzo milione di ragazzi (492.761) ma ben 769.280 ragazze: in altre parole, queste costituivano il 61% della popolazione studentesca. Sono loro che poi si iscrivono all’università in misura nettamente superiore a quella dei loro compagni di classe maschi.
Quindi è nella scuola superiore che si crea il divario tra i due sessi? Pare di sì: i test PISA e quelli Invalsi ci dicono che i punteggi delle ragazze nella lettura e comprensione dei testi sono sistematicamente superiori a quelli dei ragazzi, un divario che permane nel tempo e influenza i risultati degli anni successivi, fino alla laurea.
 
 


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Numero 3 - Maggio 2018
Direttore Responsabile: FRANCO ROSSO
Responsabile di Redazione: RENZA BERTUZZI
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Vicecaporedattore: Gianluigi Dotti.
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Hanno collaborato a questo numero:
Giovanni Carosotti, Roberto Casati, Vito Carlo Castellana, Alberto Dainese, Marco Morini, Emilio Pasquini, Adolfo Scotto di Luzio,
Fabrizio Tonello, Ester Trevisan