Primaria
Di risparmio in risparmio… (… si arrivò
anche alle supplenze nella primaria)
Ecco come la Finanziaria 2005, raschiando il fondo del
barile, è intervenuta anche nelle supplenze della primaria. Come e
con quali conseguenze ce lo spiega questo articolo.
di Maria Varisco
E’
davvero preoccupante lo scenario che si prospetta per il prossimo
anno, sulla scia di quanto prevede la Finanziaria 2005. Gli
emendamenti alla finanziaria proposti, infatti, dal governo per la
scuola prevedono che la spesa per le supplenze brevi del personale
docente e ata non possa superare l’importo di 766 milioni di euro
per l’anno 2005 e di 565 milioni di euro a decorrere dal 2006. "Il
Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca - si
precisa - adotta ogni misura idonea per assicurare il rispetto dei
predetti limiti".
Nelle finanziarie precedenti venivano previste risorse, magari
insufficienti, ma che potevano comunque essere integrate in
relazione alle esigenze dell’Istituzione scolastica. D’ora in poi
non sarà più così.
Ma vediamo cosa succede, di fatto, nella scuola elementare (pardon
primaria). Se sono previste assenze di pochi giorni, il capo
d’istituto ricorre a due sole possibilità per evitare il ricorso
alla supplenza: dividere le classi, cioè suddividere gli alunni in
altre classi, oppure utilizzare le ore di compresenza dei docenti.
Nel primo caso è evidente il disagio che si crea non solo agli
alunni della classe rimasta senza docente titolare, ma anche agli
alunni delle classi nelle quali questi vengono inseriti, i quali
vengono anche privati della regolarità nello svolgimento delle
lezioni; nel secondo caso, la possibilità di sostituire il docente
assente con altri colleghi presenti compromette la possibilità di
svolgere attività di gruppo o di laboratorio nelle classi di
appartenenza, attività magari programmate da tempo.
Non dimentichiamo che la struttura organizzativa dei moduli
prevedeva già sistemi di personalizzazione degli apprendimenti e
buona parte di quanto presentato nella riforma Moratti. Attività
individualizzate di recupero, consolidamento e sviluppo; laboratori
ed attività con gruppi omogenei o eterogenei di alunni, ecc... non
sono per niente una novità, ma spesso ai docenti è stato impedito di
realizzare qualsiasi attività durante il tempo di contemporaneità
perché si è utilizzata quest’ ultima condizione per risparmiare
sulla spesa per le supplenze ed effettuare le sostituzioni dei
colleghi assenti.
Ricordiamo anche che l’utilizzazione in eventuali supplenze delle
ore a disposizione è solo una delle possibilità previste dall’art.
26 del Ccnl 2002-2005.
E ancora, per quanto riguarda in maniera ancor più specifica la
scuola elementare, ai sensi del comma 72 dell’art. 1 della L.
662/96, "gli organi competenti (cioè il Collegio docenti),
deliberano, nel limite delle risorse professionali disponibili, su
tutte le esigenze inerenti l'organizzazione dell'attività didattica,
ivi compresi l'insegnamento della lingua straniera, il tempo pieno
e, quando sia necessario, la sostituzione dei docenti assenti per
periodi non superiori a cinque giorni nell'ambito dello stesso
plesso scolastico".
Lo stesso comma, inoltre, abrogando il comma 5 dell’art. 131 del T.U.,
toglie qualsiasi obbligo o misura per lo svolgimento di supplenze
utilizzando l’orario di contemporaneità.
Infatti, ormai abolito il famigerato Accordo sulle 110 ore vi è il
solo onere da parte dei colleghi, di preparare un progetto di
arricchimento e/o recupero e farlo approvare dal Collegio dei
docenti, così tutte le ore di contemporaneità sono da dedicare al
progetto e non vi è alcuna disponibilità oraria per l’effettuazione
di supplenze.
Inoltre l'Utilizzazione del personale è una delle materie della
contrattazione decentrata d'istituto. È quindi necessario che le
RSU, tenuto conto delle esigenze del personale della scuola e delle
delibere degli organi collegiali competenti, predispongano e
sottoscrivano un contratto d'istituto, relativo all'utilizzazione
del personale, che indichi con chiarezza i criteri e le modalità
d'effettuazione delle supplenze; prevedendo anche eventuali limiti a
possibili arbitrari adattamenti e/o modificazioni dell’orario, che
sono realizzabili solo con un’ulteriore delibera del Collegio, che
modifichi il piano delle attività.
Con la nuova Finanziaria si produrranno certamente conseguenze
disastrose per la scuola pubblica statale: una scuola con poche
risorse non può svolgere il proprio ruolo. La scuola secondaria già
assume supplenti solo per assenze superiori a 15 giorni; nella
scuola primaria, oltre al problema didattico, è necessario garantire
la sicurezza dei piccoli. Ridurre drasticamente le risorse destinate
alle “supplenze brevi” vuol dire, perciò, privare la scuola
dell’autonomia e degli strumenti necessari per garantire il servizio
scolastico, l’attività didattica e perfino l’assistenza.
Si continua a consolidare e legittimare un certo tipo di
organizzazione scolastica finalizzata al risparmio, incurante delle
conseguenze sul piano qualitativo. E’ evidente lo scopo di
smantellare un percorso di qualificazione dell’offerta formativa che
ha consentito a quest’ordine di scuola di collocarsi ai primi posti
nel panorama scolastico internazionale. Scelte di questo genere
dimostrano l’assenza di un progetto strategico di sviluppo della
scuola italiana.
Maria Varisco
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