Febbraio 2005

 

 Primaria  


Di risparmio in risparmio… (… si arrivò anche alle supplenze nella primaria)
Ecco come la Finanziaria 2005, raschiando il fondo del barile, è intervenuta anche nelle supplenze della primaria. Come e con quali conseguenze ce lo spiega questo articolo.
di Maria Varisco


E’ davvero preoccupante lo scenario che si prospetta per il prossimo anno, sulla scia di quanto prevede la Finanziaria 2005. Gli emendamenti alla finanziaria proposti, infatti, dal governo per la scuola prevedono che la spesa per le supplenze brevi del personale docente e ata non possa superare l’importo di 766 milioni di euro per l’anno 2005 e di 565 milioni di euro a decorrere dal 2006. "Il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca - si precisa - adotta ogni misura idonea per assicurare il rispetto dei predetti limiti".


Nelle finanziarie precedenti venivano previste risorse, magari insufficienti, ma che potevano comunque essere integrate in relazione alle esigenze dell’Istituzione scolastica. D’ora in poi non sarà più così.


Ma vediamo cosa succede, di fatto, nella scuola elementare (pardon primaria). Se sono previste assenze di pochi giorni, il capo d’istituto ricorre a due sole possibilità per evitare il ricorso alla supplenza: dividere le classi, cioè suddividere gli alunni in altre classi, oppure utilizzare le ore di compresenza dei docenti.


Nel primo caso è evidente il disagio che si crea non solo agli alunni della classe rimasta senza docente titolare, ma anche agli alunni delle classi nelle quali questi vengono inseriti, i quali vengono anche privati della regolarità nello svolgimento delle lezioni; nel secondo caso, la possibilità di sostituire il docente assente con altri colleghi presenti compromette la possibilità di svolgere attività di gruppo o di laboratorio nelle classi di appartenenza, attività magari programmate da tempo.


Non dimentichiamo che la struttura organizzativa dei moduli prevedeva già sistemi di personalizzazione degli apprendimenti e buona parte di quanto presentato nella riforma Moratti. Attività individualizzate di recupero, consolidamento e sviluppo; laboratori ed attività con gruppi omogenei o eterogenei di alunni, ecc... non sono per niente una novità, ma spesso ai docenti è stato impedito di realizzare qualsiasi attività durante il tempo di contemporaneità perché si è utilizzata quest’ ultima condizione per risparmiare sulla spesa per le supplenze ed effettuare le sostituzioni dei colleghi assenti.


Ricordiamo anche che l’utilizzazione in eventuali supplenze delle ore a disposizione è solo una delle possibilità previste dall’art. 26 del Ccnl 2002-2005.


E ancora, per quanto riguarda in maniera ancor più specifica la scuola elementare, ai sensi del comma 72 dell’art. 1 della L. 662/96, "gli organi competenti (cioè il Collegio docenti), deliberano, nel limite delle risorse professionali disponibili, su tutte le esigenze inerenti l'organizzazione dell'attività didattica, ivi compresi l'insegnamento della lingua straniera, il tempo pieno e, quando sia necessario, la sostituzione dei docenti assenti per periodi non superiori a cinque giorni nell'ambito dello stesso plesso scolastico".


Lo stesso comma, inoltre, abrogando il comma 5 dell’art. 131 del T.U., toglie qualsiasi obbligo o misura per lo svolgimento di supplenze utilizzando l’orario di contemporaneità.


Infatti, ormai abolito il famigerato Accordo sulle 110 ore vi è il solo onere da parte dei colleghi, di preparare un progetto di arricchimento e/o recupero e farlo approvare dal Collegio dei docenti, così tutte le ore di contemporaneità sono da dedicare al progetto e non vi è alcuna disponibilità oraria per l’effettuazione di supplenze.


Inoltre l'Utilizzazione del personale è una delle materie della contrattazione decentrata d'istituto. È quindi necessario che le RSU, tenuto conto delle esigenze del personale della scuola e delle delibere degli organi collegiali competenti, predispongano e sottoscrivano un contratto d'istituto, relativo all'utilizzazione del personale, che indichi con chiarezza i criteri e le modalità d'effettuazione delle supplenze; prevedendo anche eventuali limiti a possibili arbitrari adattamenti e/o modificazioni dell’orario, che sono realizzabili solo con un’ulteriore delibera del Collegio, che modifichi il piano delle attività.


Con la nuova Finanziaria si produrranno certamente conseguenze disastrose per la scuola pubblica statale: una scuola con poche risorse non può svolgere il proprio ruolo. La scuola secondaria già assume supplenti solo per assenze superiori a 15 giorni; nella scuola primaria, oltre al problema didattico, è necessario garantire la sicurezza dei piccoli. Ridurre drasticamente le risorse destinate alle “supplenze brevi” vuol dire, perciò, privare la scuola dell’autonomia e degli strumenti necessari per garantire il servizio scolastico, l’attività didattica e perfino l’assistenza.


Si continua a consolidare e legittimare un certo tipo di organizzazione scolastica finalizzata al risparmio, incurante delle conseguenze sul piano qualitativo. E’ evidente lo scopo di smantellare un percorso di qualificazione dell’offerta formativa che ha consentito a quest’ordine di scuola di collocarsi ai primi posti nel panorama scolastico internazionale. Scelte di questo genere dimostrano l’assenza di un progetto strategico di sviluppo della scuola italiana.

 

Maria Varisco

 

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