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Numero 3 - Maggio 2015
Numero 3 Maggio 2015

Organico dell'autonomia: Ŕ la fine della mobilitÓ dei docenti?

Nel Disegno di Legge sulla cosiddetta buona scuola all'art.2 viene introdotto il concetto di organico dell'autonomia come conseguenza del Piano triennale dell'offerta formativa elaborato dal dirigente scolastico


16 Aprile 2015 | di Fabrizio Reberschegg

Organico dell'autonomia: Ŕ la fine della mobilitÓ dei docenti?  Nel Disegno di Legge sulla cosiddetta buona scuola all'art.2 viene introdotto il concetto di organico dell'autonomia come conseguenza del Piano triennale dell'offerta formativa elaborato dal dirigente scolastico "sentito il collegio dei docenti, il consiglio di istituto, nonché i principali attori economici, sociali e culturali del territorio". Il Piano Triennale predisposto dai dirigenti scolastici viene vagliato prima dagli Uffici Regionali Scolastici e poi dal MIUR. Al comma 7 si legge: "Il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, con proprio decreto, provvede al finanziamento delle istituzioni scolastiche per la realizzazione degli obiettivi con riferimento ai diversi ordini e gradi di istruzione." Il Piano triennale dovrebbe quindi prevedere, oltre a quello che già era previsto per il POF, il fabbisogno di organico compreso quello di sostegno nel rispetto delle quote di flessibilità che le scuole già possono fare in applicazione della riforma Gelmini, il fabbisogno di organico per il potenziamento dell'offerta formativa (vedi il potenziamento di arte, musica, diritto, economia, inglese, ecc.) e il fabbisogno di infrastrutture e attrezzature.
Al punto 8 la ciliegina sulla torta: i dirigenti scolastici, una volta definito il Piano triennale, scelgono autonomamente il personale da assegnare. Ciò vale in prima battuta per i neoimmessi in ruolo, ma nulla osta che il dirigente possa chiedere una specifica mobilità con chiamata diretta per i docenti (bravi) già in servizio a tempo indeterminato in altra istituzione scolastica considerati i più adeguati all'offerta formativa della "sua" scuola.
 
Vi ricordate la proposta fatta da Valentina Aprea della chiamata diretta con assunzione per concorso di singola scuola operata dal dirigente scolastico? Di fatto il principio è sempre quello con la differenza che il reclutamento viene fatto dallo Stato e non dalle singole scuole. Con un organico stabilizzato per un triennio nella singola scuola a partire da albi di docenti di ruolo regionali articolati in albi territoriali, suddivisi in sezioni separate per gradi si istruzione, classi di concorso e tipologie di posto.
Possiamo solo immaginare i folli effetti che potrebbe determinare un tale demenziale modello di determinazione dell'organico.
Primo caso: docente neoassunto in ruolo. Entra nell'organico dell'autonomia territoriale e aspetta (!?) la chiamata dei dirigenti che vagliano il suo curricolo. Purtroppo il docente neo immesso in ruolo, ad es. da GAE, è affetto da gravi patologie e gode della 104, oppure è donna e, fatalità, al momento della possibile chiamata è in maternità. L'accorto dirigente farà di tutto per non averlo nell'organico e quindi il tali situazioni i/le miserabili docenti saranno collocati/e a chiamata residuale nelle scuole più scomode, più complicate e difficili dove i "migliori" non accetteranno mai le proposte di chiamata.
Secondo caso: docente di ruolo che vorrebbe chiedere trasferimento. Entra sull'organico dell'autonomia territoriale e aspetta..la chiamata dei dirigenti sperando di essere scelto nella zona prescelta. Purtroppo il docente che vorrebbe spostarsi di sede è un noto sindacalista rompiscatole oppure è un docente che ha avuto precedenti sanzioni. Nessun dirigente accorto ovviamente lo chiama. Entrando nell'organico dell'autonomia rischia con tutta probabilità di essere sbattuto nelle scuole più scomode sempre per il principio della residualità dei posti disponibili. Queste scuole diventerebbero così una sorta di scuole di serie B, scuole ghetto per il personale scomodo o non gradito con effetti nefasti soprattutto nei confronti degli studenti che sarebbero i primi ad essere penalizzati.
E passati i tre anni cosa succede?  Nessuno lo dice. Si potrà chiedere o meno la mobilità volontaria? Ma se i meccanismi rimangono gli stessi la mobilità volontaria non esisterà più. Bisognerà essere amici del dirigente che potrà chiamarti discrezionalmente e, se ti chiama, si deve diventare il suo fedele e leale servitore.
In concreto si immobilizza il personale tutto per almeno un triennio cassando tutta la contrattazione integrativa sulla mobilità (trasferimenti, assegnazioni provvisorie e utilizzazioni). In tale situazione fa sorridere la giusta rivendicazione di aprire la mobilità volontaria su tutto il territorio nazionale dei neoassunti che, soprattutto se vengono dalle regioni meridionali ma assunti al centro-nord, vorrebbero avvicinarsi a casa. Tutti sarebbero così immobilizzati e oggetto di odiosi ricatti da parte dei dirigenti per aspirare ad una qualche forma di mobilità. Chi ha pensato a tali norme dimostra solo la sua totale incompetenza e non conoscenza del mondo della scuola oppure fa parte della solita lobbie di dirigenti con sindrome di delirio di onnipotenza. Si pensi che Rembado dell'Associazione Nazionale Presidi ha addirittura eccepito che nella riforma manca la norma per devolvere uno specifico budget con il quale gestire autonomamente organici e strutture.
Non ci sono emendamenti da proporre. Si deve solo impedire che ciò accada. Inaccettabile.
 
 

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